mercoledì 16 marzo 2011

Micromachines a Vigna Clara Poket

Oggi, per dare un po’ di lustro ai miei malanni, mi sono concessa il lusso di recarmi da un medico dei quartieri alti di Vigna Clara Poket. Così ne ho approfittato per dare un’occhiata in giro per vedere come funzionano le cose da queste parti.

Sin dall’ingresso sull’autobus per recarmici (ebbene sì, ho dovuto momentaneamente parcheggiare la bici a causa dei suddetti malanni) ho potuto constatare come la mia italianità risultasse un requisito d’eccezione in mezzo a tante babysitter filippine, camerieri indiani e badanti moldave. Gli autobus d’altronde, da queste parti sono per loro; per questo sono così pochi e così poco frequenti: ai “padroni” interessa ben poco dato che chiunque di loro, dai quattordici anni in su, possiede un mezzo privato.

Domestici e connessi, sono talmente abituali da queste parti che tra le bancarelle scorse lungo la via di Vigna Clara Poket, non ho potuto far a meno di notarne una dedicata alle divise da lavoro (vedere la propria filippina conciata come la Mami di via Col Vento deve certo risvegliare nei “padroni” un senso di coloniale orgoglio).

Qui in sala d’attesa il mio fine udito è stato invece pettegolescamente attratto dalla telefonata del rampante manager di mezza età sedutomi affianco. Il poverino era crucciato per la non più procrastinabile scelta del mini trabiccolo a quattro ruote più adatto alle esigenze della sua pargola. Perché se un tempo la “sfida” del prendersi la patente rappresentava, quasi al pari degli esami di maturità, un momento di passaggio nell’età adulta; uno sforzo a cui faceva seguito il meritato compenso; oggi i “genitori” non ritengono più utile tale sforzo per i propri frugoletti. Tutto si può comprare, anche l’adultità.

Il risultato, da una parte, sono le nostre strade, nelle quali girano automobile guidate da adolescenti ed adulti senza patente (e si vede!), dall’altra, quello che a me sconvolge forse ancora di più, è il fatto che a tutti questi ragazzi viene negata una lezione fondamentale che è quella della responsabilità, dell’importanza dell’impegno personale per poter superare tante e sempre più complesse situazioni nella vita.

Per il buddismo la responsabilità è tutto e tutto nasce dal nostro impegno personale, anche quando sembra che siamo gli unici a metterlo. Non è facile crederlo, ancora più difficile è mettere in pratica tutto questo, magari quando sembra che il mondo intero ci remi contro. E allora ci vogliono anche tenacia e pazienza ed io mi sento l’ultima al mondo a dare lezioni in merito… Io voglio solo provarci.

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