venerdì 25 febbraio 2011

Qualche premessa prima di cominciare...

Io non sono un’esperta di buddismo. E, per dirla tutta, non sono neanche una ciclista professionista. Però sono una buddista che ha deciso di utilizzare la bici nei suoi spostamenti quotidiani per Roma e che in questo pedalare ha trovato spesso un’occasione per mettere in pratica gli insegnamenti del Budda.

Per vivere da buddisti non è necessario andarsi a ritirare in qualche monastero o dedicarsi a severe pratiche ascetiche; si può esserlo restando quello che si è nel posto in cui ci trova, avendo semplicemente in testa, proprio come il Budda, la ricerca di una felicità indipendente dalle cause esterne, per sé stessi e per tutto ciò che abbiamo intorno, gli altri e l’ambiente.

La bici è un mezzo di trasporto perfetto: consente di spostarsi velocemente ed economicamente facendo allo stesso tempo attività fisica, di godersi la città a dei ritmi umani senza inquinare e anche di imparare sempre qualcosa di nuovo. Solo che poi questo non è che l’hanno capito in tanti a Roma. Girare in bici vuol dire andare contro un modello di vita che si è imposto da decenni, dove l’automobile troneggia al vertice della piramide come simbolo di potenza e ricchezza, necessaria evoluzione del movimento umano in un mondo in cui tutto deve essere veloce.

Io non voglio giudicare questo modello (eppure temo che a volte mi scapperà di farlo…), né provare a convertire tutti al mio (però certo se qualcuno cerca un consiglio per cambiare qualcosina...) Solo magari riuscire a rallegrarvi o divertirvi nel raccontare le mie quotidiane pellegrinazioni e quant'altro. Perché andare in bici con una mente da Budda apprendista deve essere anche e soprattutto qualcosa di infinitamente divertente. Altrimenti ho sbagliato qualcosa.


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