
Per la rubrica “Impariamo a conoscerli” ho stilato qui un elenco di vere (!) affermazioni che mi sono sentita rivolgere in tanti anni di pedalate e in un po’ meno anni di pratica buddista. Perché se anche il mondo gira così adesso mi sembra buona cosa cominciare a cambiarlo provando a smontare qualche luogo comune (o non comune… Ma vai a capire cosa passa nella testa delle persone!).
Non vado in bici perché andare in bici è pericoloso. E’ il classico dei classici. Sembra non faccia una piega. Il soggetto in questione te la piazza lì con la serenità di chi pensa di aver proclamato una verità incontestabile e la certezza che non avrai nulla da potergli replicare. E in parte ha ragione perché in certi contesti è davvero pericoloso andare in bici ed è certamente compito fondamentale di ogni città degna di tale nome far sì che questi contesti siano sempre di meno (nonché dei ciclisti di cercare di girare sempre seguendo le regole di sicurezza). Poi mi faccio due calcoli ulteriori e mi rendo conto che al 90% questa affermazione mi viene formulata da chi sfreccia da anni su moto e motorini e magari, fino a che non l’hanno obbligato, se ne andava bel bello anche senza casco. Praticamente il bue che dice cornuto all’asino.
Io personalmente, in quindici anni di spostamenti sull’unica due ruote che conosco, l’unico incidente me lo sono provocata totalmente ed esclusivamente di mio pungo in un momento di forte smarrimento adolescenziale (un incontro ravvicinato del terzo tipo con un palo sotto effetto di qualche dimenticata sostanza tossica mischiata ai tradizionali ormoni impazziti del periodo) e sono convinta del fatto che come mezzo offra un maggiore controllo rispetto ai mezzi a motore a due ruote. Poi certo c’è sempre la sfiga. Che nel buddismo si chiama karma negativo ed è creato dai noi stessi, dalle nostre azioni, parole e pensieri (sì, conta anche quando per la testa lampeggia la scritta “sei un pezzo di pupù” mentre fuori sorridi amabilmente). Tutto quello che mettiamo ci torna indietro, in qualche modo, per cui tanto vale cominciare a comportarsi subito in maniera responsabile.
Ho sentito dire che voi buddisti mangiate solo cucina macrobiotica. Emmm…. E’ macrobiotico un piatto di carbonara?
Sono favorevole alla bicicletta, però non a Roma. Anche qui rispondo con una domanda: ma la tua città che male t’ha fatto?! Pedalare ad Amsterdam, dove d’inverno le temperature arrivano abbondantemente sotto lo zero credete sia tanto più semplice? Certamente esistono città molto più attrezzate per i ciclisti della nostra, ma chi lo fa il traffico se non i cittadini?! Smettiamola di sentirci sempre la solita “goccia nel mare”: le rivoluzioni partono sempre o quasi da una scintilla, dal coraggio di pochi che diventano sempre più… E questo non è buddismo. Si chiama buon senso.
Non ho tempo per essere buddista. Allora ti consiglio una buona autopsia. Non c’è differenza tra buddismo e vita quotidiana. Se non hai tempo per essere buddista allora non hai più tempo, punto.
Ti gelerai in bici con il freddo che fa! (questo detto dal collega che viene in motorino appena entrato in ufficio violaceo). Sembra una cosa ovvia eppure, a quanto pare, non lo è, per cui lo sveliamo per tutti i lettori di Focus: pedalare è anche un esercizio fisico e in quanto tale comporta un aumento della produzione di calore. Detto in altri termini, si può sentire freddo in inverno i primo cinque minuti di pedalata, poi, si comincerà a sentire il bisogno di sciogliere la sciarpa, liberarsi dei guanti e via discorrendo. Il collega in questione, alla mia spiegazione, è rimasto con la stessa espressione di un compagno di liceo che durante una lezione di inglese si era improvvisamente risvegliato dal suo tradizionale torpore affermando trionfalmente: “Ma allora Rolling Stones vuole dire Pietre Rotolanti!”
Ho sentito dire che il buddismo è praticato da tanti vips. Emmm… Sì, grazie.
Potresti andare sulla ciclette. Con rispetto parlando: ce vai te e tre quarti della palazzina tua.
Ho sentito dire che voi buddisti praticate l’astinenza sessuale. Con rispetto parlando: vedi sopra.
Non vado in bici perché andare in bici è pericoloso. E’ il classico dei classici. Sembra non faccia una piega. Il soggetto in questione te la piazza lì con la serenità di chi pensa di aver proclamato una verità incontestabile e la certezza che non avrai nulla da potergli replicare. E in parte ha ragione perché in certi contesti è davvero pericoloso andare in bici ed è certamente compito fondamentale di ogni città degna di tale nome far sì che questi contesti siano sempre di meno (nonché dei ciclisti di cercare di girare sempre seguendo le regole di sicurezza). Poi mi faccio due calcoli ulteriori e mi rendo conto che al 90% questa affermazione mi viene formulata da chi sfreccia da anni su moto e motorini e magari, fino a che non l’hanno obbligato, se ne andava bel bello anche senza casco. Praticamente il bue che dice cornuto all’asino.
Io personalmente, in quindici anni di spostamenti sull’unica due ruote che conosco, l’unico incidente me lo sono provocata totalmente ed esclusivamente di mio pungo in un momento di forte smarrimento adolescenziale (un incontro ravvicinato del terzo tipo con un palo sotto effetto di qualche dimenticata sostanza tossica mischiata ai tradizionali ormoni impazziti del periodo) e sono convinta del fatto che come mezzo offra un maggiore controllo rispetto ai mezzi a motore a due ruote. Poi certo c’è sempre la sfiga. Che nel buddismo si chiama karma negativo ed è creato dai noi stessi, dalle nostre azioni, parole e pensieri (sì, conta anche quando per la testa lampeggia la scritta “sei un pezzo di pupù” mentre fuori sorridi amabilmente). Tutto quello che mettiamo ci torna indietro, in qualche modo, per cui tanto vale cominciare a comportarsi subito in maniera responsabile.
Ho sentito dire che voi buddisti mangiate solo cucina macrobiotica. Emmm…. E’ macrobiotico un piatto di carbonara?
Sono favorevole alla bicicletta, però non a Roma. Anche qui rispondo con una domanda: ma la tua città che male t’ha fatto?! Pedalare ad Amsterdam, dove d’inverno le temperature arrivano abbondantemente sotto lo zero credete sia tanto più semplice? Certamente esistono città molto più attrezzate per i ciclisti della nostra, ma chi lo fa il traffico se non i cittadini?! Smettiamola di sentirci sempre la solita “goccia nel mare”: le rivoluzioni partono sempre o quasi da una scintilla, dal coraggio di pochi che diventano sempre più… E questo non è buddismo. Si chiama buon senso.
Non ho tempo per essere buddista. Allora ti consiglio una buona autopsia. Non c’è differenza tra buddismo e vita quotidiana. Se non hai tempo per essere buddista allora non hai più tempo, punto.
Ti gelerai in bici con il freddo che fa! (questo detto dal collega che viene in motorino appena entrato in ufficio violaceo). Sembra una cosa ovvia eppure, a quanto pare, non lo è, per cui lo sveliamo per tutti i lettori di Focus: pedalare è anche un esercizio fisico e in quanto tale comporta un aumento della produzione di calore. Detto in altri termini, si può sentire freddo in inverno i primo cinque minuti di pedalata, poi, si comincerà a sentire il bisogno di sciogliere la sciarpa, liberarsi dei guanti e via discorrendo. Il collega in questione, alla mia spiegazione, è rimasto con la stessa espressione di un compagno di liceo che durante una lezione di inglese si era improvvisamente risvegliato dal suo tradizionale torpore affermando trionfalmente: “Ma allora Rolling Stones vuole dire Pietre Rotolanti!”
Ho sentito dire che il buddismo è praticato da tanti vips. Emmm… Sì, grazie.
Potresti andare sulla ciclette. Con rispetto parlando: ce vai te e tre quarti della palazzina tua.
Ho sentito dire che voi buddisti praticate l’astinenza sessuale. Con rispetto parlando: vedi sopra.